Il pezzetto di ondulina

Quando le dimensioni non contano

Ho una casetta di legno, in giardino, dove ripongo attrezzi da lavoro e cose varie. Ultimamente ho fatto una piccola modifica al tettuccio, che è fatto di ondulina, insomma di guaina bituminosa rossa, materiale tradizionalmente resistente alle intemperie. Alla fine della modifica mi è avanzato un pezzetto di questo materiale,  un po’ meno di un metro per una quindicina di centimetri. L’ho arrotolato e, visto che dovevo portare all’isola ecologica un po’ di rifiuti ingombranti, ho messo nel portabagagli dell’auto anche il pezzetto di guaina e sono partito.

Data la meraviglia piuttosto indignata dell’addetta al controllo del materiale da smaltire, ho scoperto (ma non lo sapevo, giuro) che quel pezzetto di cartone catramato rappresentava un pericolo tale per l’ambiente che dovevo farlo smaltire da una ditta specializzata. Non si impara mai, nella vita: viviamo su strade di bitume che vengono regolarmente segate poco tempo dopo per farci passare cavi e fognature, magari in pieno centro abitato e d’estate, ma un pezzetto di cartone bituminoso deve essere smaltito da una ditta autorizzata. Vabbè. L’addetta, dopo avermi redarguito, mi ha anche gentilmente fornito un numero di telefono: ritorno a casa col mio rotolino di guaina rossa e provo a telefonare. Risponde la segretaria della ditta di smaltimento a cui spiego il problema, ovvero che ho un pezzetto di ondulina di circa 0,15 mq da smaltire e quando posso portarglielo. L’impiegata al telefono risponde, tra la meraviglia e l’irritazione, che non è proprio possibile (insomma, ma dove vive questo, avrà pensato), ma che devo prendere un appuntamento e che verranno loro, col mezzo autorizzato, a ritirare il materiale. E che le dimensioni poco importano. Il costo dell’operazione? Duecentocinquanta euro. Ringrazio e fingo di avere una chiamata urgente in attesa.

Ovviamente quando si smaltisce il materiale edilizio si parla generalmente di metri cubi di materiale, di interi fogli di cartone catramato e così via. Insomma il costo ci sta. Ma duecentocinquanta euro per un avanzo…

M’è tornata alla mente una storia realmente avvenuta negli anni ’70, credo tra il ’73 ed il ’74 perché, come mi hanno raccontato, era ministro dell’Agricoltura l’On. Mario Ferrari Aggradi. La Confederazione degli agricoltori di un paese della Maremma, dove vivevano mia nonna e i mie zii e dove ho fatto le mie prime esperienze come medico di guardia, aveva aderito ad un incontro organizzato a Roma col Ministro per discutere del problema della produzione e della distribuzione del latte. Tra gli agricoltori che erano partiti per la Capitale c’era un certo Giglio, che ho conosciuto qualche anno dopo i fatti, un personaggio abbastanza singolare per una certa difformità tra la gentilezza dei suoi modi e la crudezza del suo eloquio. Insomma vanno a Roma. Conoscendo Giglio, gli organizzatori locali gli avevano messo a fianco due suoi amici, con l’ordine di evitare problemi. Ma Giglio, onesto contadino maremmano di quelli che vivevano col cappello sempre calcato in testa, non era abituato alle retoriche ministeriali, e poi si parlava di sostegni alla produzione e agli allevamenti, di centrali del latte …

Giglio aspettò pazientemente che il relatore finisse e poi prese la parola, rivolgendosi (così mi hanno detto) direttamente a Ferrari Aggradi e disse: - Io ho ascoltato, ma voi avete parlato di tonnellate e tonnellate di latte, di allevamenti di mucche e centrali. Ma io? Io ho tre mucche, madonna bona: e col mi’ latte che ci devo fa’? Sciacquammici i cogl…?”  . Lo portarono via a braccia.

Non riesco neppure a immaginare cosa avrebbe detto Giglio all’impiegata della ditta di smaltimento se fosse stato al posto mio.

 

 

 

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