Cento post

... e si continua!

Cari amici,

con il post precedente siamo arrivati al numero cento. Non era un obiettivo programmatico, né una soglia simbolica: semplicemente, scrivendo una volta alla settimana (o quasi), prima o poi ci si arriva.

Quando ho iniziato, avevo parafrasato Alessandro Manzoni, che nei Promessi sposi si rivolge ironicamente ai suoi “venticinque lettori”. Anch’io mi ero preparato a scrivere per una piccola pattuglia di curiosi, forse ventiquattro, forse meno. Era una dichiarazione un po’ scherzosa, ma non del tutto: l’idea era quella di uno spazio raccolto, non di una platea.
Oggi i lettori sono un centinaio. Non è un numero da capogiro, ma è un numero reale. E soprattutto è un numero fatto di persone che aprono la mail, leggono, ogni tanto scrivono, talvolta dissentono. Per me è più che sufficiente per essere contento.
Ho scelto la forma della newsletter invece di un blog o dei social. Non perché sia più moderna (non lo è), ma perché è più diretta. Non c’è pubblicità, non ci sono algoritmi, non c’è rumore di fondo. C’è una mail che arriva e, se uno vuole, la legge. Mi piace questa semplicità un po’ fuori moda.
In questi cento post ho scritto di storia, di musica, di medicina, di Medioevo, di filologia, di manie contemporanee e di altre piccole ossessioni personali. Non c’era un piano editoriale strategico, solo il desiderio di condividere qualche riflessione con un tono che fosse insieme serio e libero.

Vi ringrazio per avermi seguito fin qui. Non è una formula di circostanza: scrivere sapendo che qualcuno legge cambia il modo in cui si pensa e si argomenta.
Se ritenete che questa newsletter meriti di essere letta anche da altri, vi chiedo semplicemente di segnalarla a chi potrebbe apprezzarla. Senza insistenze, senza campagne, senza inviti pressanti. Solo passaparola, se vi va.

Resto affezionato all’idea di una conversazione non urlata, non sponsorizzata e non monetizzata. Cento post sono un buon punto di passaggio. Si continua.

Grazie!

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