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Buona Pasqua
Non est hic, surrexit sicut ipse dixit

Nell’XI secolo il patriarca di Aquileia Poppone dette inizio alla costruzione di una riproduzione del Santo Sepolcro di Gerusalemme nella sua basilica patriarcale. Purtroppo non riuscì a vedere terminata l’opera, perché morì improvvisamente mentre stava progettando un attacco militare contro il patriarcato di Grado. Erano secoli di ferro e i patriarchi di Aquileia erano fedeli all’Imperatore, germanici essi stessi e spesso più adusi alla spada che non al pastorale. L’opera fu terminata dal suo successore, Sigeardo.
Generalmente il visitatore della basilica di Aquileia fa poco caso a questa costruzione, ammirato dalla meraviglia dei mosaici del pavimento e dalla solennità arcaica di questo splendido edificio. Anche le guide locali non le danno particolare rilievo e addirittura, davanti all’ingresso al sepolcro, almeno fino a qualche anno fa, c’era una biglietteria per la visita ai mosaici della cripta degli scavi. Eppure quel luogo è straordinario: non solo è la riproduzione in scala di quello che era il Santo Sepolcro prima delle modifiche strutturali dell’epoca crociata, ma è anche uno dei luoghi più antichi in cui si teneva una particolare rappresentazione “teatrale”, ovvero quella del mattutino di Pasqua.
Immaginiamoci la basilica piena di fedeli che assistono in silenzio al canto di due monaci, rappresentanti le Marie che si recano al sepolcro, domandandosi chi mai le aiuterà ad aprire la tomba di Gesù, a spostare la grossa pietra per permettere loro di cospargere il suo corpo di unguenti. Arrivati davanti alla tomba, ecco che trovano un altro monaco, rappresentante l’angelo, che, cantando, chiede loro: “Chi cercate, o fedeli di Cristo?”. “Gesù il Nazareno, il crocifisso, o essere celeste”, rispondono. “Non è qui, è risorto come aveva predetto”. A questo punto i monaci si rivolgono ai fedeli, festanti, intonando il Te Deum.
Questo piccolo nucleo “teatrale”, il tropo di Pasqua appunto, si amplierà sino a diventare una vera sacra rappresentazione. Dopo secoli di silenzio, ritorna il teatro.
Davanti al Santo Sepolcro di Aquileia, come pochi decenni prima a San Gallo o a San Marziale di Limoges, la mattina di Pasqua si ricompone così un frammento fondamentale del mosaico della nostra cultura.
Da quel semplice, incredibile annuncio: “Non è qui, è risorto”.
Buona Pasqua a tutti
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