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Buon Ferragosto!
a tutti
Ferragosto ha una virtù ormai piuttosto rara: ci autorizza a non fare nulla e, soprattutto, a non sentirci in colpa per questo. Forse anche per questo resiste da più di duemila anni, pur avendo cambiato nel frattempo imperatori, religioni, calendari e abitudini di vita.
Il nome, com’è noto, viene dalle Feriae Augusti, il riposo di Augusto, istituite nel 18 avanti Cristo e inserite nel fitto calendario di feste agricole del mese che portava ormai il nome dell’imperatore. Cominciavano il primo agosto e offrivano una pausa dopo i grandi lavori estivi; anche gli animali da tiro potevano riposare ed essere ornati per la festa. Non era dunque il nostro Ferragosto del 15 agosto, ma qualcosa della sua lontana genealogia c’era già: dopo aver lavorato, per qualche giorno ci si fermava.
La storia della festa cristiana è più complessa e, tutto sommato, più interessante. A Gerusalemme, già nel V secolo, il 15 agosto si celebrava una memoria della Vergine, probabilmente presso il Kathisma, il luogo dove, secondo la tradizione, Maria si sarebbe riposata durante il viaggio verso Betlemme. Non era ancora propriamente la festa dell’Assunzione: nel corso dei secoli V e VI, anche attraverso le tradizioni apocrife sulla Dormizione di Maria, significato e liturgia cambiarono. Alla fine del VI secolo la tradizione attribuisce all’imperatore Maurizio la fissazione della Dormizione al 15 agosto nell’Impero bizantino; quasi contemporaneamente Gregorio di Tours, in Occidente, ci offre una delle prime testimonianze esplicite dell’Assunzione corporea della Vergine.
Insomma, Roma e il cristianesimo arrivarono al 15 agosto per strade diverse, ma sul valore di una pausa estiva finirono per trovarsi abbastanza d’accordo. E il popolo, naturalmente, non fece molta resistenza.
Ferragosto e dintorni hanno poi le loro leggi. I giornali, nella consueta penuria agostana di notizie serie, riciclano l’esistente e gonfiano il resto. Compaiono complotti — internazionali, nazionali, locali e possibilmente di condominio — profezie, retroscena, crisi imminenti che non arrivano, personaggi che emergono dal nulla e nel nulla ritornano dopo qualche giorno.
Ma agosto è anche il mese in cui riemerge il sommerso: storie tenute in caldo, veleni dosati con cura, regolamenti di conti prudentemente travestiti da notizie. Il pettegolezzo sale di livello e diventa (geo)politica, oppure scende di livello e diventa (geo)politica lo stesso. Il tutto si mescola con ammirevole disinvoltura per riempire pagine che ormai la gente, com’è noto, legge sempre meno, perché spippola col pollice sul cellulare e, al massimo, ascolta un podcast mentre continua a spippolare.
Anche la musica fa generosamente la sua parte: maschi e femmine scappati dal logopedista ci accompagnano da settimane con canzoni che definire musica è un mero atto di cortesia. D’altronde ogni estate ha i suoi flagelli, come le zanzare e l’afa, e questa non sembra intenzionata a privarcene.
A questo punto, dunque, il riposo ferragostano non è pigrizia: è prudenza. Lo aveva capito Augusto e, dopo qualche secolo, lo capirono anche altri imperatori e uomini di Chiesa. Possiamo concedercelo anche noi.
NEANDERTHAL si prende quindi qualche giorno di silenzio. Che, a ben pensarci, è merce rara.
Buon Ferragosto a tutti.
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